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Nuraghi

Al secondo ed al primo millennio (1800-250 a.C.) ci riportano invece molti monumenti nuragici. Sono presenti numerosi nuraghi e villaggi nuragici più o meno ben conservati: i più importanti sono quelli de Is Tostoinis (chiamato Taccu Addai dagli ussassesi) e di Perdu Isu. Il primo era un villaggio di notevoli dimensioni, infatti, si contano più di 40 strutture tra nuraghi e capanne ed inoltre è presente anche una tomba dei giganti; mentre il secondo è costituito da 11 strutture tra nuraghi e capanne. Inoltre si può osservare ancora l'antica presenza di una cisterna a pozzo, usata in tempi remoti probabilmente come deposito per l'acqua. Non meno importante storicamente è la fortezza nuragica di Sa Tumba, in località Scaloni ‘e Mesu Matta dietro Gairo Taquisara, il nuraghe di Genna Didu, sul confine e territorio di Tertenia, ed il particolare nuraghe de Su Serbissi situato nella punta più alta di Serra Serbissi sovrastante frontalmente il paese di Taquisara. Questo nuraghe ha la particolarità di essere intercomunicante tramite un cunicolo che attraversa la roccia al disotto dello stesso nuraghe con una vasta grotta scavata nella roccia della montagna dolomitica sottostante la quale, a sua volta, attraversa la montagna da un versante all'altro. Serra Serbissi, e quindi il nuraghe omonimo, è situata sul confine fra Gairo ed Osini quindi la grotta ha un'entrata nel versante della montagna situato in giurisdizione di Gairo ed un altro sbocco nel versante in giurisdizione di Osini. In prossimità del bivio Gairo Taquisara - Osini si trova il nuraghe Coccu, l'ultimo dei siti nel territorio interno montano annoverati in questa breve recensione.
Nella pianura e nella zona prossima alla marina vi sono i nuraghi di Ulei, al confine col territorio di Lanusei, Musciu, Sa Perda de S'obiga, Nurcu, Genn'e Masoni, Sa Serra de is Perdas situato in Is Carcuris, al confine del territorio di Osini, Sa Brocca, Cuguddadas, Museddu, Is Follas e Perdu. Parte dei quali siti nel territorio del Comune di Cardedu da quando è divenuto comune autonomo. Pozzi nuragici si trovano nella località di Taccu. Nella località Perdu Pili si trovava il castello appartenuto al marchesato La Rosa della contea di Quirra di cui non esiste più traccia. Molto interessante è il Tempio nuragico a pozzo, sito nella medesima località, di Cuguddadas, uno dei più antichi e meglio conservati ma non valorizzati della Sardegna. È detta Su Presoneddu perché si scorgono ancora dei vani sotterranei con anelli di ferro infissi nelle pareti che nell'antichità venivano usati per legarvi i prigionieri. In esso i cunei di piccoli sassi che sono stati adoperati per la sua muratura sono della pietra nera della collina vulcanica di Bari Sardo.
Secondo Alberto La Marmora, nell'“Itinerario dell'isola di Sardegna”, intorno alla cima di Perda ‘e Liana, vi sarebbe stato un nuraghe, ma oggi non vi sono ritrovamenti o altre prove o testimonianze che corroborino tale affermazione. Altri ve ne sono in Perdu Isu, Coili, Is Tostoinis, e Scala Accussa, in Taccu. Importantissimo è il complesso nuragico di Serbissi, sul confine col territorio d'Osini. Si tratta d'alcuni nuraghi dislocati attorno ad un recinto chiuso, che sovrasta una grotta dolomitica molto vasta provvista di due aperture; una nel territorio di Gairo e l'altra in quella di Osini. La sua posizione a guardia del valico profondo di Genneùa ci fa pensare ad una fortificazione attiva anche in tempi posteriori, per impedire l'accesso in quel punto, passaggio obbligato per accedere all'interno dalle piane costiere, da parte di quelli che per quasi due millenni minacciavano le popolazioni locali. Ci si riferisce, ai Galillenses, che poi divennero quelli che ancora si chiamano Barbaricini della Barbagia di Seulo. Il toponimo di Serbissi, (servizio), che gli è rimasto, fa pensare a qualcosa del genere, che perdurò anche nel medioevo, senza bisogno di edificarvi un altro castello con muratura legata da malta di calce.
I nuraghi sono antichissime costruzioni il cui inquadramento cronologico viene fatto nell'era preistorica. La materia prima usata per la loro edificazione è costituita da grandi massi e di solito nient'altro, neppure malta di calce per il loro assemblaggio. I massi sono sovrapposti in cerchi decrescenti a formare delle strutture con forma a tronco di cono che a volte raggiungono altezze anche di palazzi di 3 o 4 piani e con un diametro di base anche di oltre dieci metri. Erano costruiti con l'entrata verso l'Oriente e nell'interno una o più stanze ovoidali e/o delle cellette, gallerie e con scala a chiocciola comunicante con eventuali piani inferiori, superiori e con il terrazzo. All'esterno sono, a volte, circondati da altre costruzioni. Come già detto sono strutture realizzate a secco: probabilmente risalgono a date in cui ancora non era conosciuta la tecnica di cottura del calcare per ottenerne calce da usare come assemblante. Nei pochissimi casi in cui vi fu edificazione con uso di un qualche assemblante, quest'ultimo era costituito esclusivamente da argilla e le pietre usate risultano di dimensioni più modeste rispetto agli altri nuraghi costruiti esclusivamente a secco. I massi usati come materiale da costruzione hanno la stessa natura di quelli che si avevano a disposizione nei luoghi vicini scelti per la loro edificazione: lavici, granitici, basaltici, ecc. Nelle fondamenta sono di dimensioni e rozzezza maggiori che non nelle parti superiori, tant'è che, in vari casi, superano anche il metro cubo; man mano che si sovrappongono, le dimensioni diminuiscono mentre la precisione della lavorazione aumenta, facendosi sempre più precisa ed impegnativa. Nonostante l'asprezza dei contorni di ogni singolo masso, la struttura nel suo complesso è molto regolare, con un preciso allineamento reciproco dei massi. Ci sono alcuni nuraghi, probabilmente i più antichi, che si discostano dalla caratteristica forma a tronco di cono: le loro pareti sono state innalzate pressoché verticalmente, mentre il basamento e il tetto sono stati costruiti, invece che tondi, leggermente schiacciati e quindi di forma ellittica. Quasi sempre l'architrave dell'entrata è così basso che chi volesse attraversarlo per entrare all'interno della struttura, si troverebbe costretto a passarvi sotto camminando quasi carponi o comunque piegato. Le camere interne sono solitamente ovoidali e con un diametro pari a circa due quinti del diametro che corre sul suo piano.
Era opinione di qualcuno che in cima terminassero con una cupola; però, se così fosse stato, sarebbe stato difficile andarvi sopra e incominciare l'opera di distruzione che metodicamente è portata avanti da una categoria di soggetti che ignorano il danno che così facendo procurano alla cultura storica, e artistica, oltre, poi all'aspetto economico che potrebbe derivare da un loro sfruttamento turistico organizzato. Si pensa, infatti, che prima vi fossero alcune migliaia di costruzioni nuragiche distribuite in tutta l'Isola con maggiori concentrazioni in alcuni suoi punti particolari, mentre oggi quelli integri, o quasi, sono molto pochi.
I nuraghi possono essere trovati da soli, isolati su un territorio ampio, oppure aggregati ad altri, altri ancora riuniti a guisa di recinto, altri circondati da opere esterne ed altri ancora di grandi dimensioni accompagnati da altri più piccoli e con essi fisicamente uniti ed intercomunicanti internamente.
L'uso per il quale furono edificati è ancora notevolmente dibattuto, in quanto le testimonianze storiche, o meglio preistoriche, sulla loro destinazione sono tutt'altro che facili da trovare. C'è chi pensa che fossero case pastorali, chi le ritiene fortezze o torrette d'osservazione, chi le crede sepolture, chi templi religiosi dedicati al culto degli dei o eretti in onore di questi, chi monumenti di antiche vittorie; ma ancora dagli studi condotti su di essi non sono emersi molti elementi che facciano presagire una soluzione a breve termine, definitiva e certa del mistero che avvolge ancora oggi quel passato ormai remoto. Comunque le opinioni più accreditate sono quelle che li ritengono strutture destinate ad un uso pubblico da parte delle comunità di allora. Ciò in base ad un ragionamento elementare che si regge su semplici osservazioni di fatto: la grande mole di lavoro che era indispensabile per la loro edificazione (massi enormi e pesanti ed altezze proibitive, perché durante l'edificazione vi lavorassero gruppi ristretti di persone, come presumibilmente sarebbe avvenuto se il loro uso fosse stato ristretto al campo familiare), rende improbabile che si trattasse di strutture destinate ad uso esclusivamente privato; inoltre la porta d'ingresso è rivolta, salvo poche eccezioni, al Sol Levante ed è di dimensioni talmente piccole da non permettere il suo attraversamento in piedi; la presenza al loro interno di varie “stanze” e di “cellette”, possibili ripostigli o armadi in cui riporre le armi o gli utensili religiosi; infine la presenza delle scale che portano sul tetto, ottimo punto di osservazione, od anche su cui erigere altari, che si vedessero molto lontano o che si avvicinassero il più possibile al cielo, sede degli dei, in cui dar luogo a riti magici o propiziatori o cerimonie religiose, forse collegate ad un possibile antico culto degli astri celesti. Tutto ciò, quindi, accrediterebbe la tesi che le ritiene strutture aventi valore strategico in campo o militare o religioso, o magari entrambi. L'ubicazione geografica più usuale di tali antiche costruzioni le vede posizionate in luoghi che in passato avrebbero rivestito ruoli cruciali dal punto di vista strategico militare: la posizione del nuraghe di Serbissi, ad esempio, a guardia del valico dell'attuale Gairo Taquisara fa pensare ad una fortificazione o ad una sede di osservazione e di allarme per impedire l'accesso in quel punto obbligato alle piane costiere, da parte di quelli che per quasi due millenni le minacciavano (probabilmente i Galillenses, che poi divennero quelli che si chiamano ancora oggi Barbaricini della Barbagia di Seulo). Anche il villaggio di Perdu Isu la sensazione di una fortificazione a guardia del valico sulla valle diel Rio Flumini de Tula e a protezione del villaggio più vasto ed importante de Is Tostoinis

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