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PROVINCE: NECESSARIO PROROGARE ED ENTRO IL 2012 RIDISEGNARE L'ORDINAMENTO DELLE AUTONOMIE LOCALI IN SARDEGNA

Numero: 201213 Data: 21/05/2012 Categoria: NOTE E COMUNICAZIONI DEL SINDACO DI GAIRO

PROVINCE: NECESSARIO PROROGARE ED ENTRO IL 2012 RIDISEGNARE
L'ORDINAMENTO DELLE AUTONOMIE LOCALI IN SARDEGNA

Dopo il recente referendum si è determinata una situazione molto grave per la Sardegna. Infatti, una parte di popolazione - non la maggioranza dei sardi - prevalentemente residente nei grandi hinterland urbani, ha votato per la soppressione delle nuove Province, mettendo in discussione la volontà delle popolazioni ogliastrine e galluresi, manifestata in modo inequivocabile e maggioritario negli anni scorsi.
Questa contraddizione che si è determinata è frutto di una precisa e grave responsabilità del Consiglio Regionale e della Giunta Regionale, incapaci di dar luogo, come da tempo chiedono i cittadini, ad una profonda riforma dell'architettura istituzionale della Sardegna.
Si fanno referendum, nonostante la potestà primaria in materia di ordinamento degli enti locali della Regione (art. 3 c. 1 lett. b dello Statuto), ma si creano ulteriori complicazioni e confusione!
Il commissariamento delle nuove Province, come sottolineato anche da esperti costituzionalisti, non è un provvedimento nè legittimo, nè opportuno.
Non è legittimo perchè la Costituzione (art. 120) e il TUEL (Titolo VI Capo II) prevedono il commissariamento di un ente pubblico in casi particolari, mentre non è opportuno in quanto lo Statuto Sardo (art. 43) consente la modifica di circoscrizioni territoriali e funzioni delle province in conformità alla volontà popolare di ciascuna delle province interessate.
Sono dei nodi da sciogliere non da poco conto: stante che la volontà delle popolazioni ogliastrine e galluresi non è quella di procedere allo scioglimento delle province appena costituite, ma di addivenire ad una riforma complessiva del sistema delle AA.LL. in Sardegna, si ritiene quanto mai opportuno e doveroso per il Consiglio e la Giunta Regionale rispettare tale volontà e le previsioni costituzionali, normative e statutarie.
All'uopo, occorre prorogare la situazione in atto per evitare di fare dei pasticci finchè, in tempi comunque brevi, non si trovi una soluzione sul nuovo ordinamento degli enti locali in Sardegna.
Oltretutto, non si può trascurare come la volontà di chi ha votato per il referendum (la minoranza dei sardi) vada nella direzione di mettere in discussione anche le Province c.d. ''storiche''.
Occorre, pertanto, individuare un percorso di riforma che ci porti nel corso del 2012 a ottenere un vero risultato sotto il profilo del rinnovamento ordinamentale per le AA.LL. nell'isola.
Sintetizzando e schematizzando i concetti, si è immaginato da tempo questo scenario nella logica del superamento dell'attuale centralismo regionale e nel rispetto del principio di sussidarietà:
- la Regione Sardegna deve mantenere solo funzioni e competenze di programmazione generale, di indirizzo e di propulsione. Essa va alleggerita e svuotata dell'attuale burocrazia che rappresenta il cancro per lo sviluppo della nostra isola;
- i Comuni devono essere i soggetti che esercitano le funzioni amministrative e competenze gestionali, talora, qualora risulti conveniente sotto il profilo della economicità ed efficienza, anche con le forme di associazionismo volontario delle Unioni dei Comuni o della Convenzione (assolutamente da rimuovere la obbligatorietà);
- eliminazione del ''sottobosco'' dei vari enti ed organismi (Consorzi Industriali, Consorzi Bonifica, ecc.), privi di legittimazione democratica, e vere e proprie sedi degli sprechi;
- individuazione in capo ad un ente intermedio, quale la Provincia, delle competenze e delle funzioni che necessitino di uno svolgimento in un ambito di area vasta, anche tramite l'assorbimento a mezzo di appositi dipartimenti delle funzioni svolte a vario titolo dagli enti ed organismi di cui al punto precedente.
La Provincia come oggi conosciuta va assolutamente rivista, non soppressa. Occorre andare nella direzione di un'evoluzione del concetto stesso di Provincia, eliminando, così come nella Regione, fastidiose ed inutili procedure burocratiche; snellendo e rendendo più operativi ed economici gli organi ove potrebbero essere rappresentati i Comuni dei territori; rivisitando gli scenari territoriali in Sardegna.
In relazione a quest'ultimo aspetto, le due province di Cagliari e Sassari potrebbero bene sostituirsi con le rispettive Aree Metropolitane, mentre, riconoscendo anche la peculiarità e la volontà delle popolazioni ogliastrine e galluresi, non ci si dovrebbe sottrarre alla individuazione di nuovi ambiti territoriali in una logica geografica verticale od orizzontale, per modo che ai due pesi territoriali delle principali città dell'isola vengano contrapposti quelli delle altre aree della Sardegna.
Personalmente, oltre le due aree metropolitane, vedo bene l'istituzione di un ente intermedio per il nord, uno per il sud ed uno per il centro dell'isola.
Unitamente alle considerazioni ed ai percorsi prima individuati, al di là di alcune sfumature legate all'individuazione degli ambiti territoriali, delle competenze e degli organi, dovrebbe essere questa la strada da seguire da parte del Consiglio, della Giunta Regionale e dei Partiti per rispettare fino in fondo la volontà dei cittadini e per assolvere responsabilmente al proprio ruolo.
Marceddu Roberto Marino
(Sindaco Gairo, Componente Consiglio Autonomie Locali della Sardegna, Presidente ANCITEL Sardegna, Presidente Unione Comuni Tacchi, Vice Presidente Consulta ANCI Piccoli Comuni, Componente Consulta ANCI Unioni dei Comuni) * Cariche ricoperte prevalentemente a titolo gratuito

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