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SITUAZIONE DOPO IL REFERENDUM ABROGATIVO DELLA LEGGE ISTITUTIVA DELLA PROVINCIA OGLIASTRA

Numero: 201212 Data: 13/05/2012 21:25 Categoria: NOTE E COMUNICAZIONI DEL SINDACO DI GAIRO

RIUNIONE DEL CONSIGLIO PROVINCIALE OGLIASTRA
SITUAZIONE DOPO IL REFERENDUM ABROGATIVO DELLA LEGGE ISTITUTIVA DELLA PROVINCIA OGLIASTRA
TORTOLI' SABATO 12 MAGGIO 2012)
Con il referendum sulle Province, i sardi sono riusciti ad aggiungere altra confusione alla confusione già esistente a causa del proliferare di leggi, decreti legge, vari provvedimenti e decisioni che hanno nel corso degli anni creato una situazione talmente difficile, tale da appesantire non di poco i centralismi statali e regionali e il malfunzionamento complessivo del sistema delle Autonomie Locali (AA.LL.).
A causa del fatto che nessuno ha individuato preventivamente la gestione della fase post-abrogazione delle nuove Province, insistono situazioni di grande incertezza giuridica, amministrativa e politica. Pensiamo, per rimanere alle problematiche più sotto gli occhi di tutti, alla sorte degli oltre 500 dipendenti provinciali, alla gestione dei finanziamenti, degli appalti, dei progetti in corso, alle competenze in materia di istruzione, viabilità e pianificazione!
Si doveva procedere ad un riordino complessivo di tale sistema, si parla da anni della Carta delle Autonomie senza che questa veda mai la luce, così come dell'attuazione di quanto previsto dalla L.R. 12/2005 in materia di riforma del comparto delle AA.LL. in Sardegna, ma, ad oggi, si procede in modo disarticolato, inadeguato e, addirittura, con la violazione dei principi costituzionali.
Inoltre, questa serie di provvedimenti lasciati alla volontà dell'eletto o del Ministro od Assessore di turno (magari su iniziativa dei super Dirigenti), posti al di fuori di tale organica strategia di riforma complessiva, non risultano in grado di aggredire il male del sistema e degli sprechi in materia di spesa pubblica, anzi, spesso aggravano la situazione, stante che tali sprechi persistono laddove si annidano concretamente (pensiamo alla moltitudine di Consorzi, Enti, Società e Agenzie inutili, le ASL, le Unioni dei Comuni, i costosi apparati burocratici centrali statali e regionali, ecc.).
Il Referendum, purtroppo, e non c'è da rallegrarsene, attesta il generale fallimento della classe politica sarda di ogni colore politico, incapace nei fatti e in tutti questi anni, di produrre l'auspicata riforma delle AA.LL.: dimostra certo che la gente si è stufata e non ha alcuna fiducia nei politici e nei partiti, non vota a stragrande maggioranza, e, com'è ormai normale, esprime un voto di protesta per cambiare le cose, causando talora come in questo caso un peggioramento della situazione in atto.
Infatti, vengono pregiudicate battaglie decennali per la conquista dell'autonomia di territori come quello ogliastrino che in questi ultimi anni, nonostante le difficoltà, le carenze esistenti e la sua debolezza, aveva con la nuova Provincia conquistato importanti risultati in termine di rappresentatività elettiva, di trasferimento di risorse e, pur nella crisi, di prospettive per il futuro.
E' chiaro che per i territori piu' deboli e periferici come l'Ogliastra si apre una prospettiva nuova e di maggiore difficoltà, stante che se sarà difficile in genere per tutti gli enti comunali il confronto con una Regione sempre più matrigna, burocratica e centralista, figuriamoci per i Comuni ogliastrini cosa significherà dover lottare per esistere in un contesto quale quello che si sta realizzando!
A me pare sia un ulteriore passo in avanti verso la centralizzazione totale della Regione, ove prevarranno e si potenzieranno le logiche del ricatto verso le AA.CC. e gli stessi Amministratori: altro che decentramento, autonomia comunale e gestione della res pubblica, qui siamo di fronte ad un potenziamento dei meccanismi già conosciuti di natura clientelare in una logica ''terzomondista e da paesi sottosviluppati'' che avremo dovuto scardinare definitivamente e che invece si afferma con questi referendum da irresponsabili.
E' chiaro che in tale situazione la popolazione ogliastrina e i suoi rappresentanti, tutti gli attori nel territorio, in questa fase così delicata devono unirsi e cercare alleanze anche con gli altri territori più deboli per anteporsi agli interessi ed ai pesi ''cagliaricentrici'': occorre assolutamente individuare delle forme di difesa anche istituzionale verso questo vigliacco attacco portato all'autonomia ogliastrina che può portarci veramente ad un indebolimento in tempi molto rapidi con l'attacco ad istituzioni quali quelle giudiziarie, sanitarie, scolastiche, dei trasporti, ecc.. Altro che prospettive di sviluppo, se non ci si muove si rischia il collasso, ecco perchè anche se è assolutamente comprensibile che ogni partito esprima la sua proposta e si differenzi dagli altri, è quanto mai opportuno che l'Ogliastra e gli ogliastrini trovino sintesi bypassando divisioni politiche che non ci si può permettere di mantenere, pena la decadenza di questo fantastico territorio.
Dobbiamo unirci come ogliastrini e unirci con le altre popolazioni sarde sopratutto dei territori che presentano analogie e marginalità pari al nostro per partecipare non protestando, ma con la proposta, alla riforma della Regione, acchè si individui una forma istituzionale-rappresentativa anche intermedia di difesa delle nostre popolazioni, la migliore possibile.
La R.A.S. ha competenza primaria in materia di ordinamento degli enti locali e, pertanto, se non si appiattisce, come va facendo (addirittura talora peggiorando), sulle iniziative statali, può trovare il modo di tagliare realmente gli sprechi (partendo dalla soppressione degli organismi inutili!) e anche un giusto equilibrio nella sua architettura istituzionale e sotto il profilo territoriale (quanti squilibri oggi alla base della deantropizzazione di interi territori in una Sardegna sempre più a ''ciambella'' con il buco demografico al centro?).
Ovviamente, va chiarita la posizione delle Unioni dei Comuni, le quali, tranne alcune eccezioni legate al fatto che hanno ereditato le precedenti Comunità Montane (con risorse, personale ed esperienza), dimostrano tutto il loro fallimento. Sarebbe stato auspicabile in un'ottica di difesa dell'impostazione costituzionale, mantenere la nostra Provincia e sarebbe oggi auspicabile rivedere gli attuali assetti territoriali delle Province storiche trovando soluzioni intelligenti (che non necessariamente significano un'annessione della nostra Provincia, ma magari un'alleanza con altre popolazioni che consenta di controbilanciare il peso dei grandi hinterland urbani e costieri) che necessariamente dovrebbero passare per le due aree metropolitane di Cagliari e Sassari e per un nuovo disegno di province che dalla Gallura all'Ogliastra, dall'Oristanese al nuorese ed al Medio Campidano, individuino altre 2, 3 Province in grado di fungere da ente intermedio e di rappresentanza di questi territori.
Ovviamente con diverse metodologie elettive, una diversa composizione degli organi, nuovi poteri, competenze, funzioni e in una logica di snellimento burocratico, così che le stesse non siano ingiustificate scatole vuote!
Ad esse ed ai Comuni andrebbero trasferite tutte le competenze gestionali e relative risorse e personale, mentre la Regione dovrebbe spogliarsi del gravame burocratico e dei suoi ''pesi'' mantenendo solo le funzioni di indirizzo e coordinamento delle altre AA.LL.. Le Unioni dei Comuni? Come previsto dalla L.R. 12/2005 andrebbero costituite solo su base volontaria, laddove se ne riscontrasse la convenienza ed economicità ed efficienza, con idonei criteri di premialità.
Roberto Marino Marceddu
(Sindaco Gairo; Componente del Consiglio AA.LL. Sardegna; Vice Presidente Consulta ANCI Sardegna Piccoli Comuni;
Componente Consulta ANCI sardegna Unioni dei Comuni; Presidente ANCITEL Sardegna; Presidente Unione Comuni dei Tacchi)

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