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CRISI E SARDEGNA...ALCUNE RIFLESSIONI

Numero: 201133 Data: 12/11/2011 20:10 Categoria: POLITICA E AMMINISTRAZIONE


CRISI E SARDEGNA, ALCUNE RIFLESSIONI..... (Gairo, lì 12 novembre 2011)

Le notizie sulla crisi che ci arrivano costantemente in questo periodo contribuiscono ad aumentare le preoccupazioni di tutti. Pensavamo sino a qualche tempo fa che non ci avremo dovuto fare i conti se non in modo marginale, qualche rinuncia, ma nulla di più che non la mera osservazione di ciò che capitava magari in Grecia, ma che immediatamente veniva comodamente rimosso al fine di non disturbare la nostra coscienza ed il viver quotidiano ove anche chi assillato dal problema di portar a casa la pagnotta individuava comunque un sogno od una prospettiva, una speranza od un illusione.
Invece, trascinati da questi meccanismi infernali del mercato, della finanza e della globalizzazione, che i più faticano a comprendere, ci siamo come d'incanto svegliati dal torpore e ci siamo trovati a fare i conti con nuovi termini come ''spread'' o ''bond'' che ci vengono urlati quotidianamente facendoci sprofondare in una realtà ove inutili ormai risultano o risulteranno i comodi tentativi della rimozione.
Giovani generazioni, senza lavoro, studenti o pensionati, lavoratori dipendenti, commercianti o artigiani e imprenditori, tutti comunque accomunati dalla speranza di un miglioramento possibile, di una risoluzione del proprio problema e del problema di una nazione a due velocità o, nel nostro caso, di una Sardegna condannata da decenni ad incomprensibili isterismi politici ed istituzionali ingiustificati e ripetuti.
Per natura diffidenti, ma guardiamo in tanti e con attenzione a questo Governo ibrido che si affaccia all'orizzonte, come unica ancora di salvezza, l'ultima possibilità per noi cittadini medi e senza privilegi della Repubblica che ci chiediamo se ci darà un futuro ancor peggiore di lacrime e sangue deciso dal mondo della finanza globale e dei banchieri, oppure, un futuro fatto di sacrifici sopratutto per chi sinora non gli ha fatti come doveva. Insomma, il disoccupato, il pensionato con 500 euro o l'impiegato da 1.200 euro con due figli che sacrifici dovrebbe fare oltre a quelli che già fà per arrivare a fine mese? E' chiaro che la stragrande maggioranza degli italiani si attende che i sacrifici gli faccia chi non versa in queste situazioni di povertà o semipovertà!
Non si sa ad oggi come si evolverà questa legislatura, ma, evidentemente, qualche interrogativo il c.d. ''governo tecnico'' lo pone sopratutto in riferimento al fatto che, non dovendo rispondere in chiave elettorale agli elettori, potrà piu' agevolmente assumere misure drastiche e dolorose per gli italiani. La domanda è per quali italiani? Se dovesse pedissequamente attuarsi la proposta U.E. e l'asse Draghi-Monti divenisse la prova del prevalere delle logiche finanziarie, evidentemente, sarebbe certa la subalternità italiana e il fallimento della politica in Italia, fatta di una classe dirigente tutta incapace di respingere un attacco mirato al controllo dei gioielli nazionali (ENI, ENEL, FINMECCANICA, ecc.) che si prostituisce ai banchieri palesando limiti e sopratutto contradditorietà rispetto a proposte (in primis su pensioni e pubblico impiego) avversate da sempre da partiti che sarebbero chiamati ad attuarle con Monti!
Ma, sarebbe anche la controprova del defilarsi di forze politiche che preferiscono andare al voto piu' avanti senza assumersi responsabilità diretta riguardo a decisioni che ''vampirizzeranno'' gli italiani, i quali potranno solo prendersela con tecnici la cui nomina è avvallata però dalla maggior parte delle forze politiche.
Peraltro, le tensioni sociali che scaturiranno ovviamente dall'attuazione delle proposte U.E. causeranno probabili divisioni in Parlamento per ovvi disimpegni da parte di soggetti che non si sentiranno, pressati dalle masse popolari e dai sindacati, di votare provvedimenti impopolari con il risultato di ingessare Monti e i suoi tecnici e tornare alle urne. Avremo così perso ulteriore tempo in una fase storica nella quale la stessa Spagna, più vicina a noi che non la Grecia ovviamente, ha deciso di andare subito ad elezioni per non perdere tempo ed aggravare la crisi.
Staremo a vedere, ma si annuncia un inverno davvero caldo!

Per quanto riguarda la Sardegna, la crisi ci aggredisce in modo devastante aggravata peraltro da atteggiamenti tipicamente nostrani che vedono privilegiare divisioni e contrapposizioni a tutti i livelli e ovunque anzichè proposte, attacchi viscerali anzichè inviti al dialogo, provvedimenti superficiali ed estemporanei anzichè strategie complessive e semplici nella loro attuazione. In tale ottica, va fatto un appello a chi guida anche i processi di denuncia e certo di giusta ribellione: si inviti al dialogo e si proponga, in luogo di uno scontro che provoca solo chiusura e ulteriori scontri di cui l'isola non ha certo bisogno.
In Sardegna, dobbiamo smetterla di proporci attaccando ''l'altro'', dobbiamo proporre un dialogo ed un confronto con l'altro, invitandolo con le idee ad assumere se ha competenza decisionale i giusti provvedimenti, a che serve se non ad autopromuovere pochi leader e in chiave ribaltazionista l'aspro scontro o la mera denuncia?
Facciamo prevalere ''l'incontro'' e il ''confronto'' per costruire con i fatti concreti una nuova Sardegna dove prevale il buon senso: si facciano le riforme di cui si ha bisogno realmente, si parta da alcune cose semplici ed essenziali anzichè da un Agenda complessa e sempre mai attuata!
Serve un ponte verso il continente, l'isolamento e' il vero e prioritario problema dei sardi, e allora puntiamo su porti, aeroporti, viabilità interna, gasdotto e continuità di passeggeri e merci. Sul resto basterà concentrarsi per lo scorcio di legislatura che rimane sulla spendita intelligente delle risorse U.E., sullo snellimento del corpus normativo e sulla riforma drastica delle burocrazia altra grande angoscia dei sardi che ne frena lo sviluppo, sulla riforma della Regione con la cancellazione di inutili Province e di una miriade di enti inutili, acchè nel quadro riformato alla programmazione della Regione corrisponda un quadro autorevole di Autonomie Comunali davvero in grado di fungere con funzioni e personale trasferito - senza più la giungla attuale - da propulsori dello sviluppo locale! Si trasformi in produttivo il comparto forestale, si sostenga con i giusti provvedimenti come quello dell'infrastrutturazione delle campagne o della protezione con idonei strumenti di certificazione e di cooperazione il comparto agricolo-pastorale che non puo' piu' vivere di mera sussistenza od essere dipendente dalle logiche aggressive degli industriali. Si punti in territori ormai in declino come il Sulcis o la Nurra ad un nuovo modello di sviluppo basato sulla piccola impresa, sull'artigianato e sulle tradizionali attività e sul turismo. Smettiamola di far prevalere logiche obsolete e vincolistiche che nel tutelare l'ambiente - e non sempre accade - non esaltano il ruolo dell'uomo nel territorio. Cambiamo radicalmente il modello che oggi ha portato allo svuotamento demografico delle zone interne e montane con gli evidenti danni per la nostra isola ormai divenuta la classica ciambella!
I sardi dovrebbero confrontarsi a mio parere sopratutto su questo, ma per farlo non serve l'innato spirito di contraddizione, bensì un nuovo modo di relazionarsi e di proporsi: maggiore umiltà, disponibilità all'ascolto e rispetto verso il prossimo. Si lascino da parte le logiche di partito e si pensi alla Sardegna.
Si dimostri al popolo, per chi fa parte della casta, di innescare processi di valorizzazione del merito e di rinunciare del tutto o almeno in modo consistente alle laute indennità, stante che facendo un po' di conti sulle spese da sostenere (vitto, alloggio, organizzazione, viaggi, ecc.) con 3.000-4.000 euro un eletto puo' benissimo riuscire a fare anche il consigliere regionale senza rimetterci di tasca. Sarebbe, anche se lo dasse il neo senatore Monti e i parlamentari, un concreto segnale di credibilità verso il popolo disperato!
Infine, a mio parere, dobbiamo essere capaci di passare dal modello di vita capitalista e basato sullo sfrenato consumismo (anche dell'individuo, vediamo il fallimento infatti dell'istituto della famiglia) ad uno stile di vita piu' sobrio e serio, insegnando ai nostri figli di 8 anni non la corsa all'acquisto di innovativi strumenti tecnologici o lo spreco, la furbizia, l'egoismo o l'affermazione dell'io calpestando l'altro, ma i principi elementari civici, ambientali, il valore del merito, della famiglia e della convivenza sociale.
Potremo così accogliere l'appello di quei padri che oggi, vedendo i loro figli disoccupati o che abbandonano i loro paesi o città, si sono resi conto di aver fallito consumando e distruggendo, anzichè agire per consegnare una speranza alle future generazioni.
Daremo forse una nuova speranza alla nostra isola ed alla nostra Italia, ma, sopratutto, saremo i protagonisti di un cambiamento che potrebbe restituire serenità e un futuro a giovani oggi senza certezze.
Roberto Marino Marceddu
(Presidente Unione Comuni Valle dei Tacchi, Membro del Consiglio delle Autonomie Locali, Vice Presidente Consulta ANCI dei Piccoli Comuni TUTTO a costo zero per le casse pubbliche! Sindaco di Gairo a 230,5 euro residue di indennità mensile)

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